L’estensione degli obblighi di adeguata verifica antiriciclaggio in capo agli exchange e ai e-wallet provider e l’iscrizione nella sezione speciale del registro dei cambiavalute tenuto dall’OAM.

I soggetti che detengono di criptovalute utilizzano, tra l’altro, i c.d. e-wallet (applicazioni anche per smartphone che consentono, tra l’altro, la custodia e le transazioni di criptovalute sulla base della coppia di chiavi alfanumeriche pubblica e privata) per la custodia e l’esecuzione di transazioni in criptovalute, nonché i c.d. exchange (soggetti che svolgono l’attività di cambio valute) per il cambio di criptovalute in altre criptovalute o in valuta fiat

Le transazioni effettuate con criptovaluta sono pseudo-anonime rispetto ai pagamenti effettuati in moneta avente corso legale, in quanto i nodi miner (ovverosia i soggetti preposti a verificare e validare le transazioni di una criptovaluta) di una blockchain (la tecnologia di comunicazione alla base delle criptovalute) non verificano l’identità giuridica del soggetto che esegue la transazione.

La quinta direttiva antiriciclaggio – direttiva (UE) 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2009/138/CU 2013/36/UE- ha esteso gli obblighi di adeguata verifica in materia di antiriciclaggio in capo ai prestatori di servizi relativi all’uso di valuta virtuale, stabilendo inoltre che gli stati membri devono prevede un’apposita procedura di registrazione per i prestatori dei servizi di exchange e di e-wallet provider.

La quinta direttiva antiriciclaggio ha introdotto, a tal fine, le nozioni di “valuta virtuale” “exchange” e “e-wallet provider”, stabilendo che:

  • per “valuta virtuale” si intende la “rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente”;
  • per “exchange” si intendono i “prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute con corso forzoso”, e 
  • per “e-wallet provider” si intendono i “prestatori di servizi di portafoglio digitale che forniscono servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei clienti al fine di detenere, memorizzare o trasferire valute virtuali”. 

Infine, la direttiva precisa che “le valute virtuali non dovrebbero essere confuse con la moneta elettronica quale definita all’articolo 2, punto 2, della direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio”.

Con riguardo all’ordinamento italiano, il legislatore aveva già anticipato l’estensione degli obblighi di adeguata verifica antiriciclaggio in capo agli exchange, con l’adozione del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 (la “Nuova Legge Antiriciclaggio”), il cui articolo 8, comma 1, estende le previsioni dell’articolo 17-bis del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141 e successive modificazioni in materia di antiriciclaggio, ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, rimettendo al Ministro dell’economia e delle finanze l’emanazione di un decreto per stabilire le modalità e la tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al MEF la propria operatività sul territorio nazionale, nonché le forme di cooperazione tra il MED e le forze di polizia, idonee ad interdire l’erogazione dei servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale da parte dei prestatori che non ottemperino all’obbligo di comunicazione.

In particolare, la Nuova Legge Antiriciclaggio estende ai prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute fiat gli obblighi di adeguata verifica antiriciclaggio, inserendoli nella categoria degli “altri operatori non finanziari” (definiti dall’art. 3, comma 5, della Legge Antiriciclaggio), che comprende, inter alia, i prestatori di servizi relativi a società e trust, i soggetti che esercitano attività di commercio di cose antiche, i soggetti che esercitano l’attività di case d’asta o galleria d’arte, gli operatori professionali in oro.

La disposizione in questione prescrive altresì l’iscrizione dei fornitori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute aventi corso forzoso in una sezione speciale del registro dei cambiavalute, tenuto dall’organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (OAM), istituito ai sensi dell’art. 128-undecies del Testo Unico Bancario. 

Il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato una pubblica consultazione in merito al decreto di attuazione, che prevede un obbligo di comunicazione al MEF in capo a chiunque intende a svolgere in Italia l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, precisando che i prestatori di servizi di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale già operativi in Italia alla data di entrata in vigore del decreto, possono effettuare la comunicazione in questione entro sessanta giorni dall’emanazione del decreto. Sebbene la consultazione si sia conclusa lo scorso 16 febbraio 2018, il relativo decreto, non è stato ancora emanato e, come chiarito dall’OAM, la sezione speciale del registro dei cambiavalute dedicata ai prestatori di servizi per l’utilizzo di valuta virtuali non è ancora operativa.

La Legge Nuova Antiriciclaggio ha colto l’occasione per ampliare la nozione di “valuta virtuale” rispetto a quella della quinta direttiva antiriciclaggio, includendo anche i valori digitali utilizzati anche “per finalità di investimento” e, dunque, anche i token che incorporano “prodotti finanziari”. 

In relazione ai prestatori di servizi di portafoglio digitale, la Nuova Legge Antiriciclaggio ha poi introdotto una definizione parzialmente diversa rispetto a quella prevista dalla direttiva. In particolare, l’art. lettera ff-bis) definisce e-wallet provider “ogni persona fisica o giuridica che fornisce, a terzi, a titolo professionale, anche online, servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali”. Dunque, il legislatore italiano, da un lato, ha introdotto il requisito della “professionalità” nell’esercizio dell’attività e, dall’altro, ha precisato che l’attività esercitata dagli e-wallet provider può essere svolta anche (ma non soltanto) “online”, includendo a contrario nell’ambito degli obblighi di adeguata verifica anche i soggetti che, a titolo professionale, prestano i servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti off line.


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