Il Dipartimento tematico Politica economica e scientifica e qualità di vita del Parlamento Europeo ha pubblicato un interessante studio relativamente agli sviluppi, ostacoli e risposte normative in materia di cripto-asset

Su richiesta della Commissione Politica Economica (ECON), il Dipartimento Tematico Politica Economica e Scientifica e Qualità della Vita del Parlamento Europeo ha pubblicato un nuovo interessante studio concernente “Crypto-assets: key developments, regulatory concerns and responses” (l’ “Indagine“).

“most legal activity in crypto-assets – and in particular in cryptocurrencies – takes place on crypto-exchanges. It relates mostly to the use of cryptocurrencies for speculative purposes. The illegal activity includes, amongst others, the buying and selling of illegal goods or services online in darknet marketplaces, money laundering, evasion of capital controls, payments in ransomware attacks and thefts. In this context, cryptocurrencies function mostly as a payment instrument”

– Dipartimento tematico Politica economica e scientifica e qualità di vita

L’Indagine ha rilevato che esistono oltre 5.100 cripto-asset, con una capitalizzazione di mercato totale che supera i 250 miliardi di dollari. Alcuni di questi cripto-asset vengono utilizzati per effettuare operazioni in mercati illeciti. In particolare, l’Indagine rileva che quasi la metà delle transazioni in Bitcoin sembrano essere legate ad attività illegali. Il dato è frutto della ricerca di alcuni ricercatori australiani che hanno utilizzato specifici algoritmi per analizzare le transazioni. Considerando che Bitcoin domina il mercato dei cripto-asset, con una predominanza in termini di capitalizzazione di mercato totale che supera il 63% (159 miliardi di dollari), il dato appare assai rilevante.

L’utilizzo delle criptovalute per operazioni illecite non costituisce una novità ed era già stato evidenziato dallo studio del 2018 “Legal context and implications for financial crime, money laundering and tax evasion“.

Sotto altri profilo, l’Indagine evidenzia altresì:

  • la diffusione dell’emissione di token digital iquali strumenti per la raccolta di finanziamenti, e
  • la creazione di “stable-coin“, nonché di valute virtuali emesse da banche centrali (CBDCs)

Secondo l’Indagine, gli sviluppi in questione hanno indotto le autorità di vigilanza e la dottrina ad ampliare l’indagine dalle criptovalute alla categoria più ampia dei “crypto-asset“.

Sintesi dell’Indagine

Si riportano di seguito le principali conclusioni dell’Indagine:

  • con l’emergere dei c.d. token digitali, degli stable-coin e delle valute virtuali emesse da banche centrali (CBDCs), le autorità di vigilanza e la dottrina hanno spostato la loro attenzione sulla più ampia nozione di cripto-asset;
  • gli stable-coin globali potrebbero apportare vantaggi al sistema finanziario (ad es. ridurre le commissioni di transazione, facilitare i pagamenti transfrontalieri e l’inclusione finanziaria), ma la loro scala globale pone nuove sfide e rischi per la stabilità finanziaria e la politica monetaria;
  • considerando la riduzione dell’uso del contante, è sempre crescente l’interesse delle banche centrali e sono stati avviati progetti pilota per l’emissione delle CBDC. Tuttavia, i CBDC non appaiono ancora maturi per diventare dei veri e propri “game changer” ne sistema dei pagamenti.
  • la normativa europea antiriciclaggio dovrebbe essere aggiornata alla realtà attuale; l’UE potrebbe prendere in considerazione interventi normativi di vari tipo (ad es. ampliare la definizione di valute virtuali, introdurre un sistema europeo di vigilanza antiriciclaggio e cybersecurity);
  • per ridurre il rischio di arbitraggio normativo, la regolamentazione dei cripto-asset dovrebbe avvenire a livello europeo e in linea con gli standard internazionali.

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